(da “Teatro” – Protagonisti del ‘900 – Ed. De Agostini)

UN PROFILO ARTISTICO DI PINO MICOL

Caratteristica della carriera di Pino Micol è la presenza di alcune costanti tematiche che sembrano delineare un personale percorso di indagine sull’uomo e sul teatro. Terminati gli studi di Giurisprudenza, Micol si trasferisce nel 1966 a Milano. Qui frequenta la scuola del Piccolo Teatro, conseguendo il diploma nel 1968 e debuttando l’anno seguente in Timone d’Atene di Shakespeare, diretto da Marco Bellocchio. Ma l’incontro che risulta determinante per la definizione del suo stile interpretativo è stato quello con il regista Maurizio Scaparro che, già dal 1970, lo scrittura al Teatro Stabile di Bolzano. Dopo un’edizione de La Lena di Ludovico Ariosto (1971), in cui recita accanto a Laura Adani, l’intesa tra il regista e l’attore si esprime chiaramente nella riuscita messa in scena di Amleto di Shakespeare (1972), nella quale, interpretando il ruolo principale, Micol sa riflettere inquietudini e incertezze e suscitare così l’interesse del pubblico, in primo luogo di quello giovanile: lo spettacolo viene replicato per due stagioni, ottenendo un’ampia risonanza sulla stampa che contribuisce ad accrescere la notorietà dell’attore.

È a partire da questa esperienza che si può individuare l’inizio di quello stretto legame artistico tra Scaparro e Micol che si fonda sul comune interesse per una drammaturgia in cui l’identità del personaggio principale venga definita all’interno di un conflitto con la società, in situazioni estreme o paradossali come la follia, la deformità fisica o la solitudine forzata. Le opere affrontate costituiscono le tappe di un percorso che, negli anni settanta, Micol inframmezza con un allestimento diretto da Roberto Guicciardini (Peccato che sia una sgualdrina di John Ford, 1974). Ancora con Scaparro l’attore recita in drammi classici e contemporanei, da Giorni di lotta con Di Vittorio di Nicola Saponaro (1972) a Stefano Pelloni detto il Passatore di Massimo Dursi (1973), a Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro (1976), in cui Micol sostiene la parte di Giasone; da Riccardo II (1975) e Giulio Cesare (1978) di Shakespeare a Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand (1977), edizione quest’ultima che, dopo il debutto al Teatro del Giglio di Lucca, acquista risonanza europea: la romantica vicenda dell’eroe dal naso deforme e la sua commovente solitudine trovano in Micol l’interprete ideale.

Sono spettacoli, questi, in cui lo stile di Micol si precisa verso un’accentuazione dei toni e del gusto, che viene a volte spinto fino ai limiti del grottesco, nell’ambito di un antinaturalismo di sapore espressionistico. L’approfondimento di queste tematiche risulta evidente ancora nella messa in scena di testi come Operetta di Witold Gombrowicz (1980), diretta da Antonio Calenda, o nella preferenza accordata a La visita della vecchia signora di Friedrich Dürrenmatt per il suo esordio come regista, avvenuto nel 1982; dello stesso anno sono le interpretazioni di due opere di Heinrich von Kleist, Il principe di Homburg e Anfitrione, entrambe messe in scena da Walter Pagliaro.

Insieme a Scaparro, quindi, affronta Caligola di Albert Camus; collabora inoltre al progetto multimediale di Don Chisciotte di Miguel de Cervantes (1983): l’opera, realizzata in versione teatrale, cinematografica e televisiva, viene presentata come una sorta di manifesto del pensiero artistico sia del regista sia dell’attore. In seguito, con Luca Ronconi, si avvicina alla commedia rinascimentale (Due commedie in commedia di Giovan Battista Andreini, 1984) e interpreta Urfaust di Goethe, diretto da Massimo Castri (1985); due anni più tardi si misura nuovamente con la regia allestendo Casina di Plauto. Il ritorno al lavoro con Scaparro – prima ne Il fu Mattia Pascal di Pirandello nella riduzione teatrale di Tullio Kezich (1986) e quindi in Vita di Galileo di Bertold Brecht (1988), spettacolo che ha destato notevole interesse critico – è stato seguito dall’interpretazione di Edipo di Renzo Rosso, diretto dallo stesso Micol durante la stagione 1990-91.

Nel 1993 si propone con Don Giovanni involontario di Vitaliano Brancati e nel 1994 con Divagazioni e delizie (Una serata con Oscar Wilde) di John Gay.

Oltre che ovviamente in Italia, ha avuto la fortuna e il piacere di esibirsi con successo a San Francisco, a Los Angeles, a Madrid, Barcellona, Parigi, Mosca, Pietroburgo, raggiungendo quello che lui considera il massimo forse delle sue emozioni teatrali, recitando Vita di Galileo di Brecht a Berlino ancora Est, ospite del Berliner Ensemble.

Dal 2015 è in tournée a: Roma – Palazzo Firenze (sede della Dante Alighieri), Firenze – Teatro della Pergola, Barcellona – Istituto di cultura Italiano, Parigi- Istituto di Cultura Italiano, Montreal – Istituto di cultura italiano con il Recital Dantesco “L’amore che move il sole e l’altre stelle”.